Alessandro Matera Italy Video

https://www.youtube.com/watch?v=3ZW0FBGDg5I&t=4s

Il video è formato da parti di pubblicità televisive, tagliate e montate tra loro.
Il montaggio delle parti scelte farà in modo che nell’audio del video si sentano le parole che compongono la preghiera cristiana “Padre nostro”.
In sostanza, verrà scelta una pubblicità per ogni parola della preghiera, quindi il video comincerà con un pezzo di una pubblicità televisiva in cui si sente la parola “Padre”.
Successivamente ci sarà un’altra pubblicità in cui viene pronunciata la parola “Nostro” e cosi via fino alla fine della preghiera che termina con la parola “Amen”.
Le parti verranno montate tra loro a rallentatore, di modo che sia le immagini sia l’audio rallenti.
Dal testo della preghiera verrà eliminata la penultima strofa:
“e non ci indurre in tentazione”.
Il lavoro quindi utilizzando come elemento base le pubblicità televisive, riproduce una delle più importanti preghiere cattoliche, modificandola lievemente.
L’eliminazione del verso “e non ci indurre in tentazione” crea un contrasto con l’uso del materiale pubblicitario che costituisce l’opera stessa, in quanto la forza della pubblicità si basa proprio sul potere della tentazione.
Una riflessione sulle analogie e sulle differenze tra il mondo della preghiera e quello del consumo.
In entrambi i casi si sta chiedendo qualcosa;  si desidera qualcosa che necessitiamo o che pensiamo di necessitare.
C’è una forte connessione tra le origini cristiane dell’occidente e la sua successiva svolta capitalista.
Nel cristianesimo stesso in una qualche maniera è insito il concetto di desiderio.
Il desiderio manipolato sapientemente genera tentazione, e con essa tutto quello che ne deriva, tipico delle logiche pubblicitarie.
Nella preghiera del Padre nostro il cristiano si affida a Dio, umanizzandolo  (Padre) , lodandolo e successivamente chiedendo la sua grazia, tanto per i suoi bisogni spirituali quanto per quelli materiali.
In maniera molto simile noi reagiamo alle pubblicità.
In entrambi i casi si genera in noi un sentimento di desiderio e successivamente di richiesta.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”

Nel progettare quest’opera ho anche esaminato in generale le logiche della preghiera cristiana.
C’è sia una preghiera attiva che una “passiva”.  Pensiamo ad esempio al rosario, ripetuto ad oltranza, finche le parole perdono di senso, e rimane solo una musica che agisce sul nostro inconscio; come anche l’uso di pregare in latino.
Cosa di più simile alle pubblicità?
Sia le religioni che i mass media utilizzando un sistema comunicativo molto ben studiato.
Analizzando la preghiera del padre nostro verso dopo verso, si può tranquillamente sostituire il concetto di Dio con un centro commerciale.
Non più a Dio saranno rivolte le nostre preghiere, ma ad un'altra entità, che promette di risolvere i stessi problemi (tranne quello di non indurci in tentazione).
Il video è stato montato in slow motion per riprodurre l’effetto che hanno le preghiere cantate in chiesa.
Una lenta litania.

“La litania è una forma di preghiera della religione cristiana basata su di una successione di invocazioni (di lode o di richiesta)  quali l'assemblea risponde in maniera predefinita”.


L’opera può essere riprodotta tramite un apparecchio televisivo e ascoltata con delle cuffie o proiettata in una sala buia.
Nel primo caso avremo un rapporto con l’opera più simbolico di una condizione di estraniamento.
La riproduzione del video in una sala buia con l’audio diffuso, dove più persone contemporaneamente possono assistervi risulterà più simile ad una messa.
L’opera dunque si presenta come una preghiera, basata sulla richiesta dove alla fine tutti rispondiamo desiderando.
Le pubblicità stesse cantano la preghiera di redenzione, omettendone un particolare fondamentale.


P.S.
Nella progettazione dell’opera ho scoperto che pochi mesi fa, Papa Francesco ha  voluto modificare la traduzione Italiana della preghiera, proprio nei versi che parlano della tentazione.

Il verso che prima recitava “non ci indurre in tentazione” , ora è stato modificato con “non abbandonarci alla tentazione”.
Chiara la volontà del pontefice di eliminare la responsabilità di Dio dalla nostra eventuale caduta in tentazione.